Anche in Italia il quadro normativo si è evoluto per recepire le direttive europee e tradurle in strumenti operativi. Il punto di partenza è il Decreto Legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che stabilisce le regole generali per la gestione dei rifiuti e ne conferma la gerarchia, inclusa la fase del riuso.
Un passaggio fondamentale è stato il Decreto Legislativo 116/2020, che recepisce il “pacchetto economia circolare” europeo. Tra gli elementi più rilevanti:
L’introduzione della definizione di “centro del riuso”, ossia uno spazio attrezzato dove beni ancora utilizzabili vengono raccolti, valutati, eventualmente riparati e redistribuiti;
L’obbligo per i Comuni di favorire il riuso e la preparazione al riutilizzo, inserendo apposite previsioni nei contratti di gestione dei rifiuti;
L’invito a sviluppare sistemi locali di scambio, mercatini, piattaforme digitali e campagne di sensibilizzazione.
Molte Regioni italiane, inoltre, hanno avviato proprie normative specifiche sul riuso. Ad esempio:
L’Emilia-Romagna ha sviluppato una rete di centri del riuso integrati con le isole ecologiche;
Il Piemonte ha previsto incentivi per le attività di rigenerazione e riparazione;
La Toscana ha approvato linee guida regionali per l’organizzazione e la promozione del riuso.
Queste disposizioni si accompagnano a strumenti di pianificazione e finanziamento, come i Piani Regionali dei Rifiuti, i fondi del PNRR o le risorse europee dedicate alla transizione verde.
In Italia, quindi, il riuso è riconosciuto come parte integrante delle politiche ambientali, ma la sua effettiva applicazione dipende dalla volontà e dalla capacità delle amministrazioni locali di promuoverlo in modo strutturato.